Lo sviluppo di interventi sicuri ed efficaci per le fasi precoci della malattia di Alzheimer (AD) rappresenta una stringente priorità di salute pubblica. Una recente e approfondita analisi comparativa, condotta dal Prof. Vincenzo Solfrizzi e dal Dr. Bruno P. Imbimbo, ha messo a confronto l'impatto clinico degli anticorpi monoclonali anti-amiloide di recente approvazione, lecanemab e donanemab, con l'intervento multi-nutrizionale Souvenaid™ (Fortasyn Connect) in soggetti con AD in fase precoce. Il presente documento ha lo scopo di illustrare ai medici specialisti le sostanziali differenze tra l'approccio farmacologico e quello nutrizionale, mettendo in luce i diversi profili in termini di efficacia, sicurezza e accessibilità riscontrate con l'impiego di Souvenaid™.
I dati analizzati derivano dai trial registrativi e pivotali delle tre molecole: CLARITY-AD per lecanemab, TRAILBLAZER-ALZ 2 per donanemab e LipiDiDiet per Souvenaid™. Questi trial evidenziano due paradigmi di intervento distinti:
Fig 1. Precursori e cofattori per la formazione delle membrane neuronali.
Fig 2. Ruolo dei precursori e cofattori nella sintesi dei fosfolipidi di membrana e nel rilascio dei neurotrasmettitori.
Lo studio ha quantificato e confrontato i risultati mediante l'effect size (calcolato come d di Cohen) sui punteggi della Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes (CDR-SB) e stimando i mesi di indipendenza funzionale conservata nelle attività strumentali della vita quotidiana (IADL).
Fig 3. Confronto della dimensione dell’effetto (d di Cohen) sulla CDR-SB tra intervento nutrizionale con Souvenaid e anticorpi monoclonali
(elaborazione grafica dell'autore basata su dati da Solfrizzi e Imbimbo 2025).
Fig 4. Confronto dei mesi di indipendenza funzionale preservata (IADL) con intervento nutrizionale con Souvenaid e anticorpi monoclonali
(elaborazione grafica dell'autore basata su dati da Solfrizzi e Imbimbo 2025).
I risultati devono essere interpretati considerando alcune limitazioni metodologiche, tra cui l’utilizzo di dati aggregati pubblicati, l’incertezza intrinseca delle comparazioni indirette tra studi, nonché le differenze nei disegni di studio e nelle popolazioni arruolate. In particolare, lo studio su Souvenaid™ ha incluso pazienti in fase prodromica con punteggi basali di CDRSB più bassi rispetto a quelli arruolati negli studi sugli anticorpi monoclonali; tale differenza potrebbe aver influenzato le stime degli esiti funzionali osservati. Questo suggerisce come un intervento più precoce, all’interno della fase prodromica, possa essere associato a esiti più favorevoli su questa misura funzionale.
Nella pratica clinica geriatrica e neurologica, il rapporto rischio-beneficio rappresenta il cardine decisionale. In questo ambito, il profilo di Souvenaid™ si dimostra ampiamente superiore.
In sintesi, i risultati riportati nello studio di Solfrizzi e Imbimbo indicano che, pur agendo su direttrici fisiopatologiche differenti, l'impatto clinico standardizzato di Souvenaid™ è di magnitudo paragonabile alle recenti terapie anti-amiloide, offrendo parallelamente un beneficio funzionale numericamente maggiore, da interpretare alla luce delle differenze tra studi. Considerando la comprovata sicurezza, l'assenza di ARIA e la marcata accessibilità farmacoeconomica, Souvenaid™ può rappresentare per lo specialista una potenziale opzione da considerare nella gestione dei pazienti nelle prime fasi del declino cognitivo.
(elaborazione grafica dell'autore basata su dati da Solfrizzi e Imbimbo 2025).
Contenuto basato su: Solfrizzi V., Imbimbo BP. Journal of Alzheimer’s Disease, 2025.
Nota metodologica
Il presente contenuto rappresenta una sintesi narrativa basata su dati pubblicati e non costituisce una rianalisi indipendente.
Bibliografia
Solfrizzi V, Imbimbo BP. Comparing clinical effect sizes of SouvenaidTM, lecanemab, and donanemab in early Alzheimer’s disease. Journal of Alzheimer’s Disease. 2026;109(3):1258-1263. doi:10.1177/13872877251406221