Timing dell’intervento nutrizionale: un fattore chiave nella gestione del paziente ospedalizzato | Danone Specialized Nutrition
Timing dell’intervento nutrizionale: un fattore chiave nella gestione del paziente ospedalizzato | Danone Specialized Nutrition

Timing dell’intervento nutrizionale: un fattore chiave nella gestione del paziente ospedalizzato

Dal Congresso SINPE 2025, un approfondimento su intervento nutrizionale precoce e impatto sugli esiti clinici

Le patologie acute responsabili di ospedalizzazione compromettono in modo significativo il bilancio proteico ed energetico del paziente, incrementando i fabbisogni metabolici e, al contempo, riducendo la capacità di compensare tale squilibrio attraverso l’alimentazione spontanea1,2,7. Nei pazienti che mantengono la capacità di alimentarsi per via orale, la supplementazione nutrizionale orale (ONS) rappresenta una strategia di supporto efficace per migliorare l’introito caloricoproteico durante la degenza2,5.


Tuttavia, sebbene l’efficacia degli ONS come strumento di integrazione nutrizionale sia ampiamente riconosciuta, le evidenze relative al timing ottimale di introduzione degli ONS, in associazione al counselling nutrizionale, risultano ancora limitate. In particolare, rimane aperta una questione clinica centrale: il timing della supplementazione nutrizionale orale può influenzare in modo significativo l’andamento nutrizionale e clinico del paziente ospedalizzato a rischio?

 

Su questo razionale si inserisce lo studio COMPACTBIVA: “Systematic high-calorie, high-protein oral nutritional support in hospitalized, moderately hypophagic patients at nutritional risk: A randomized-controlled trial.” (Cereda E, Borioli V, Caraccia M, et al. Clin Nutr. 2026;56:106532). Lo studio ha valutato l’impatto di una supplementazione nutrizionale orale ipercalorica e iperproteica introdotta sin dall’ammissione rispetto a un approccio basato sull’introduzione “on demand” in ambito ospedaliero per eventi acuti. L’attenzione è stata rivolta non solo al miglioramento dell’introito nutrizionale, ma anche agli effetti sulla composizione corporea, sullo stato nutrizionale e sugli outcomes clinici e organizzativi durante la degenza. 

 

Il Dott. Cereda ha approfondito il razionale dello studio e i risultati al congresso SINPE di novembre 2025.

 

Disegno dello studio: un approccio rappresentativo della pratica clinica

Lo studio è stato condotto secondo un disegno randomizzato e controllato a impostazione pragmatica, in un contesto ospedaliero per acuti, con l’obiettivo di valutare l’impatto clinico del timing della supplementazione nutrizionale orale nei pazienti adulti a rischio nutrizionale. Sono stati inclusi pazienti di età ≥18 anni con rischio nutrizionale documentato (NRS2002 ≥3), aspettativa di degenza pari o superiore a 7 giorni e valutazione nutrizionale effettuata entro 48 ore dall’ammissione. Sono stati esclusi pazienti con indicazione alla nutrizione artificiale, severa ipofagia (introito <50% dei fabbisogni stimati), necessità di digiuno programmato, indicazione all’utilizzo di supplementi nutrizionali specifici per patologia o in condizioni di malattia terminale. Questo approccio ha consentito di focalizzarsi su una popolazione rappresentativa della pratica clinica quotidiana, nella quale la capacità di alimentazione orale era ancora conservata e il margine di efficacia di un intervento nutrizionale precoce risultava clinicamente rilevante.

 

Strategia di intervento nutrizionale a confronto

La strategia di intervento ha confrontato due modalità di integrazione nutrizionale orale inserite all’interno di uno standard di cura condiviso, differenziate esclusivamente per il timing di introduzione della supplementazione. In entrambi i gruppi, il counselling nutrizionale ha rappresentato la base dell’intervento.

Nel gruppo sperimentale, il counselling è stato associato a una supplementazione nutrizionale orale ipercalorica e iperproteica (Fortimel Compact Protein), somministrata in modo sistematico, con assunzione due volte al giorno sin dall’ammissione ospedaliera. Nel gruppo di controllo, la supplementazione nutrizionale orale è stata introdotta secondo una modalità “on demand”solo a partire dal giorno 8 di degenza e in caso di mancato raggiungimento dei fabbisogni nutrizionali stimati.

 

Risultati principali

Miglioramento dell’intake caloricoproteico

La supplementazione nutrizionale orale introdotta in modo sistematico sin dall’ammissione ha determinato un incremento significativamente maggiore dell’introito calorico e proteico rispetto all’approccio “on demand”, con un effetto evidente già entro i primi 8 giorni e mantenuto sull’intera durata della degenza (Fig. Risultato 1). 
 


Questo approccio ha consentito un avvicinamento più consistente ai fabbisogni nutrizionali raccomandati per il paziente ospedalizzato a rischio (≈ 30 kcal/kg/die e 1,2–1,5 g di proteine/kg/die), evidenziando come il solo counselling nutrizionale risulti frequentemente insufficiente a colmare il gap tra fabbisogni aumentati e intake reale durante la fase acuta.

 

Composizione corporea e phase angle

L’analisi dei sottogruppi ha fornito indicazioni rilevanti sul ruolo del rischio nutrizionale al basale come determinante dell’efficacia dell’intervento precoce. Il miglioramento dell’endpoint primario (variazione del phase angle a 8 giorni) risulta significativamente più marcato nei pazienti con punteggi NRS2002 più elevati (5–6) rispetto a quelli con rischio nutrizionale moderato (NRS2002 3–4) (Fig. Risultato 2).
 


Questi risultati suggeriscono un impatto favorevole dell’intervento precoce sullo stato cellulare e sull’equilibrio metabolico, confermando la rilevanza clinica del timing dell’intervento nutrizionale.

 

Outcomes clinici

Oltre agli effetti sulla composizione corporea, la supplementazione nutrizionale orale introdotta precocemente è associata a un miglioramento della funzione muscolare, come documentato da un incremento significativo della forza di presa alla dimissione, insieme a un migliore mantenimento del peso corporeo rispetto all’approccio “on demand” (Fig. Risultato 3). Questi risultati sono coerenti con l’ottimizzazione dell’introito caloricoproteico e indicano un impatto favorevole sullo stato funzionale del paziente ospedalizzato.
 


Impatto clinico e organizzativo: durata della degenza

Dal punto di vista clinicoorganizzativo, l’approccio nutrizionale proattivo si è tradotto in una riduzione significativa della durata della degenza ospedaliera di due giorni, senza un incremento di eventi avversi clinicamente rilevanti. Questo dato suggerisce che l’intervento nutrizionale precoce possa contribuire a migliorare l’efficienza del percorso assistenziale, con potenziali implicazioni in termini di utilizzo delle risorse e continuità delle cure.

 

Conclusioni

I risultati dello studio forniscono evidenze solide a supporto di un approccio nutrizionale precoce e sistematico nel paziente ospedalizzato a rischio nutrizionale. Pur confermando il ruolo centrale del counselling nutrizionale, lo studio dimostra che questo, da solo, non è sempre sufficiente a garantire il raggiungimento dei fabbisogni raccomandati.

Il timing dell’intervento emerge come un determinante cruciale dell’efficacia, con implicazioni rilevanti non solo sullo stato nutrizionale e funzionale del paziente, ma anche sull’organizzazione delle cure e sulla durata della degenza ospedaliera.

Il Dott. Cereda ha approfondito il tema dell’intervento nutrizionale precoce nel paziente ospedalizzato durante il suo intervento al Congresso SINPE di novembre 2025.

 

Guarda qui una breve anteprima dell’intervento:

 

 

 

Accedi e guarda il video integrale dell’intervento del prof Cereda al SINPE

 

 

Bibliografia
  1. Cass AR, Charlton KE. Prevalence of hospital-acquired malnutrition and modifiable determinants of nutritional deterioration during inpatient admissions: A systematic review of the evidence. J Hum Nutr Diet. 2022;35(6):1043-1058.
  2. Schuetz P, Seres D, Lobo DN, Gomes F, Kaegi-Braun N, Stanga Z. Management of disease-related malnutrition for patients being treated in hospital. Lancet. 2021;398(10314):1927-1938.
  3. Morales F, Montserrat-de la Paz S, Leon MJ, Rivero-Pino F. Effects of Malnutrition on the Immune System and Infection and the Role of Nutritional Strategies Regarding Improvements in Children’s Health Status: A Literature Review. Nutrients. 2024;16(1):1.
  4. Gupta S, Lubree H, Sanghavi S. Compromised Nutritional Status as a Risk Factor for the Incidence of Nosocomial Infections. Cureus. 2023;15(10):e46502.
  5. Obata Y, Kakutani N, Kinugawa S, Fukushima A, Yokota T, Takada S, et al. Impact of Inadequate Calorie Intake on Mortality and Hospitalization in Stable Patients with Chronic Heart Failure. Nutrients. 2021;13(3):874.
  6. Bellanti F, Lo Buglio A, Quiete S, Vendemiale G. Malnutrition in Hospitalized Old Patients: Screening and Diagnosis, Clinical Outcomes, and Management. Nutrients. 2022;14(4):910.
  7. Cereda E, Borioli V, Caraccia M, Uggè A, De Simeis F, Bruno R, Corsico AG, et al. Systematic high-calorie, high-protein oral nutritional support in hospitalized, moderately hypophagic patients at nutritional risk: A randomized controlled trial. Clinical Nutrition. 2026;56:106532.