Il ruolo del microbiota nella patogenesi dell’APLV e opzioni terapeutiche in assenza di latte materno | Danone Specialized Nutrition
Il ruolo del microbiota nella patogenesi dell’APLV e opzioni terapeutiche in assenza di latte materno | Danone Specialized Nutrition

Il ruolo del microbiota nella patogenesi dell’APLV e opzioni terapeutiche in assenza di latte materno

 

 

Allergia alle Proteine del Latte Vaccino nel Lattante: Microbiota Intestinale, Disbiosi e Opzioni Terapeutiche Nutrizionali nei Primi 1000 Giorni di Vita 

L’allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) è la più comune allergia alimentare nel primo anno di vita, con una prevalenza stimata tra l’1,9% e il 4,9% nei lattanti. Negli ultimi anni, la ricerca sul microbiota intestinale ha prodotto un numero crescente di evidenze che collocano i primi 1000 giorni come una finestra critica per lo sviluppo immunitario del neonato e per la suscettibilità all’APLV. Questo articolo analizza i meccanismi fisiopatologici proposti, valuta il ruolo degli acidi grassi a catena corta (SCFA) e della disbiosi, e discute le opzioni terapeutiche nutrizionali disponibili quando l’allattamento al seno non è disponibile o sufficiente.
 

APLV e microbiota: un legame fisiopatologico centrale 

La maturazione del microbiota intestinale e quella del sistema immunitario procedono in parallelo durante i primi anni di vita. Nei lattanti con APLV, questo processo risulta significativamente alterato. La review di Mares et al. (Nutrients, 2025)[1] conferma che i bambini con allergie alimentari – e in particolare con APLV – mostrano in modo consistente una ridotta diversità microbica e livelli inferiori di taxa benefici come Bifidobacteria, Faecalibacteria e Clostridia. 

Nei lattanti da 0 a 12 mesi si osserva in modo specifico, come documentato anche dal lavoro del gruppo Spagnuolo et al., 2025, una composizione microbica alterata con: 

  • maggiore abbondanza di microrganismi potenzialmente dannosi: Enterobacteriaceae, Clostridium sensu stricto, Ruminococcus gnavus e Blautia spp.
  • minore abbondanza di batteri benefici: Bifidobacteriaceae, Lactobacillaceae e alcune specie di Bacteroide.

Questo pattern di disbiosi si associa a: 

  • risposte immunitarie Th2 aumentate, con conseguente iperproduzione di IgE e attivazione di cellule T helper 2 mediata dal rilascio di lipopolisaccaridi pro-infiammatori; 
  • ridotta attività delle cellule T regolatorie (Treg), deputate alla tolleranza immunologica; 
  • profili alterati di acidi grassi a catena corta (SCFA).
     

SCFA, disbiosi e meccanismi immunitari nell’APLV 

Gli acidi grassi a catena corta (SCFA) – in particolare butirrato, propionato e acetato – sono prodotti dalla fermentazione batterica di fibre non digeribili e svolgono funzioni immunomodulatorie cruciali. Hsu et al. (Frontiers in Microbiology, 2024)[5] descrivono come questi metaboliti regolino le risposte infiammatorie sistemiche e locali, favoriscano la differenziazione delle cellule Treg e contribuiscano alla maturazione della barriera intestinale. 

Nel contesto specifico dell’APLV, la review di Mares et al. (Nutrients, 2025)[1] evidenzia meccanismi di particolare rilevanza clinica: 

  • La disbiosi precoce riduce la produzione di butirrato, con conseguente indebolimento della funzione di barriera e aumento della permeabilità intestinale, che favorisce il passaggio di peptidi allergenici del latte vaccino nella sottomucosa. 
  • La riduzione di Bifidobacteria e Clostridia – tipicamente osservata nei lattanti con APLV – compromette la maturazione di cellule Treg FoxP3+, necessarie per indurre tolleranza orale agli antigeni alimentari. 
  • L’alterazione degli SCFA riduce la soppressione del recettore di attivazione delle mastociti, amplificando le risposte IgE-mediate. 
  • La disbiosi associata all’APLV non è sufficiente come singolo marcatore diagnostico o prognostico, ma rappresenta un contesto biologico in cui interventi mirati sulla composizione del microbiota possono avere rilevanza terapeutica[3]

Un aspetto metodologico rilevante, segnalato da Ke et al.[2]: la maggior parte degli studi analizza campioni fecali, che potrebbero non rappresentare pienamente le comunità microbiche lungo tutto il tratto gastrointestinale. Ciononostante, la coerenza dei pattern osservati nei lattanti con APLV in più coorti rende il dato biologicamente plausibile.

• compromissione della barriera epiteliale intestinale, che facilita la sensibilizzazione agli allergeni proteici.

 

Maturazione ritardata del microbiota e rischio allergico: l’evidenza longitudinale 

Lo studio CHILD Birth Cohort (n=1115, Nature Communications, 2023)[8] ha dimostrato che una maturazione ritardata del microbiota a 1 anno di vita è associata in modo significativo a quattro distinte diagnosi allergiche a 5 anni: dermatite atopica, asma, allergia alimentare e rinite allergica. In un sottogruppo con profilazione metagenomica e metabolomica, la maturità ridotta del microbiota si correlava con compromissione dell’integrità mucosale, aumento dell’attività ossidativa, riduzione della fermentazione e aumento delle amine in traccia. 

Non è un singolo taxon a determinare il rischio allergico, ma la maturazione complessiva della comunità microbica. Ulteriori dati da una coorte di 1000 lattanti (Nature Communications, 2024)[9] mostrano che distinti processi di sviluppo del microbiota intestinale nei primi 2 anni di vita, sono associati a diversi profili di salute. 
 

Allattamento al seno e APLV: quando non è sufficiente o disponibile 

L’allattamento al seno esclusivo rappresenta l’intervento nutrizionale con il più solido profilo di evidenze sul microbiota, favorendo la colonizzazione da Bifidobacteria – in particolare B. longum subsp. infantis – e profili di SCFA protettivi[4, 5]. Il latte materno contiene batteri vivi, oligosaccaridi prebiotici e lattosio che stimolano la crescita di batteri benefici e lo sviluppo sano del sistema immunitario. 

Tuttavia, nei lattanti con APLV diagnosticata o sospetta, in cui il latte materno non è disponibile o sufficiente, la scelta della formula sostitutiva riveste un ruolo cruciale non solo sul piano nutrizionale, sullo sviluppo del microbiota intestinale e sulla modulazione immunitaria. 

Le linee guida internazionali (ESPGHAN, SIGENP) raccomandano le formule estensivamente idrolizzate (eHF) o in alternativa le formule a base di proteine di riso idrolizzate (HRF), come prima scelta nel trattamento dell’APLV non IgE-mediata e IgE-mediata lieve-moderata, e le formule aminoacidiche (AAF) riservate ai casi severi o di mancata risposta alle eHF.
 

Formule idrolizzate con simbiotici nell’APLV: evidenze cliniche 

L’aggiunta di simbiotici alle formule estensivamente idrolizzate rappresenta un approccio razionale per intervenire simultaneamente sulla componente allergenica e sulla disbiosi sottostante. La letteratura disponibile su formule eHF con simbiotici (scGOS/lcFOS + B. breve M-16V) – come Pepti Syneo – offre dati clinicamente rilevanti su più outcome. 
 

Effetti sul microbiota intestinale 

Van der Aa et al. (Allergy, 2011)[10] hanno documentato che dopo 12 settimane di trattamento con eHF+simbiotico (scGOS/lcFOS + B. breve M-16V), il microbiota fecale mostrava: 

  • una percentuale significativamente superiore di Bifidobatteri rispetto al controllo (54,7% vs. 30,1%, p<0,001); 
  • una percentuale significativamente inferiore di Clostridium lituseburense/Clostridium histolyticum (0,5% vs. 1,8%, p=0,02); 
  • una percentuale significativamente inferiore di Eubacterium rectale/Clostridium coccoides (7,5% vs. 38,1%, p<0,001). 

Questo pattern – con aumento dei Bifidobatteri e riduzione dei taxa clostridiali indesiderati – replica il profilo microbico osservato nei lattanti allattati al seno, ritenuto protettivo nei confronti dello sviluppo di patologie atopiche.
 

Effetti sui sintomi atopici e prevenzione dell’asma 

Nello stesso studio[10], nel sottogruppo di pazienti con dermatite atopica IgE-mediata trattati con eHF+simbiotico, il miglioramento del punteggio SCORAD era significativamente maggiore rispetto al controllo (-18,1 vs. -13,5 punti, p=0,04). 

Il follow-up a 12 mesi della stessa coorte (Van der Aa et al., Clinical & Experimental Allergy, 2010)[11] ha mostrato: 

  • una prevalenza significativamente inferiore di sibilo respiratorio e/o respiro rumoroso non correlati a raffreddore nel gruppo eHF+simbiotico rispetto al controllo; 
  • un numero significativamente inferiore di bambini che avevano iniziato terapie per l’asma nel gruppo trattato con eHF+simbiotico; 
  • una minore sensibilizzazione ad allergeni come il pelo di gatto, suggerendo un potenziale effetto protettivo contro la “marcia atopica”. 

Questi dati suggeriscono che l’intervento precoce con eHF+simbiotico possa ridurre il rischio di progressione atopica nei lattanti con APLV, pur richiedendo conferma in studi prospettici di maggiore dimensione.
 

Impatto su sintomi gastrointestinali e qualità di vita del caregiver 

Lo studio real-world di Hubbard et al. (Immunity, Inflammation and Disease, 2022)[12] ha valutato lattanti con APLV trattati con eHF+simbiotico documentando: 

  • dopo 31 giorni, miglioramenti significativi rispetto al basale nella gravità della dermatite atopica, della rinite e del prurito agli occhi; 
  • nei 6 mesi successivi all’assunzione della formula, riduzione significativa delle visite ospedaliere elettive e dell’utilizzo di medicinali per problematiche gastrointestinali rispetto ai 6 mesi pre-trattamento. 
     

Efficacia in real-world: dati da pratica clinica 

Lo studio di Soria et al. (Frontiers in Allergy, 2023)[13], condotto in setting real-world su lattanti con APLV trattati con eHF+simbiotico, ha riportato: 

  • dopo 28 giorni, miglioramento o scomparsa dei sintomi gastrointestinali nel 92% dei pazienti e dei sintomi dermatologici nell’87,5% dei pazienti (p<0,05); 
  • al follow-up fino a 1 anno di vita, il 42,3% dei pazienti non ha richiesto terapie farmacologiche aggiuntive; 
  • meno della metà dei lattanti (49%) ha avuto più di un episodio infettivo nel periodo di follow-up. 

Questi risultati, coerenti con quanto emerso dagli studi randomizzati controllati, rafforzano l’applicabilità clinica delle eHF con simbiotici nella gestione quotidiana dell’APLV.
 

SIGENP: razionale per formule con simbiotici nell’APLV e sviluppo della tolleranza

Il redazionale SIGENP (Spagnuolo et al., Giornale di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica, 2025) sulle formule estensivamente idrolizzate e aminoacidiche con simbiotici inquadra con precisione il razionale biologico e clinico di questi prodotti. 
 

Specificità del ceppo B. breve M-16V: non tutti i simbiotici sono equivalenti 

Il documento SIGENP sottolinea con forza che l’efficacia dei probiotici è strettamente ceppo-specifica: non tutti i probiotici funzionano allo stesso modo, e la scelta del ceppo giusto è cruciale per ottenere i benefici desiderati. Il ceppo B. breve M-16V è stato selezionato per la sua comprovata sicurezza e per la sua capacità di ridurre le risposte allergiche, come dimostrato in studi preclinici e clinici. B. breve è inoltre una delle specie di Bifidobacterium più comunemente isolate dal latte materno ed è una specie predominante nell’intestino dei neonati allattati al seno.
 

Immunomodulazione: evidenze precliniche 

Studi in vitro e su modelli murini hanno dimostrato che B. breve M-16V, somministrato per via orale, inibisce significativamente la reattività delle vie aeree e riduce le reazioni cutanee allergiche. In particolare, è stato documentato che: 

  • il ceppo M-16V riduce significativamente i livelli di IgE totali e specifiche, modulando l’equilibrio Th1/Th2; 
  • la combinazione di B. breve M-16V con oligosaccaridi non digeribili (scGOS/lcFOS) determina una riduzione della risposta allergica cutanea, della degranulazione mastocitaria e dei sintomi anafilattici, con incremento di cellule Th1, citochine regolatorie (IL-10) e SCFA come l’acido propionico; 
  • questi effetti immunomodulanti si verificano con la combinazione simbiotica e non con i singoli ingredienti separatamente, evidenziando una sinergia tra prebiotico e probiotico. 
     

Formule aminoacidiche con simbiotici: opzione per i casi severi 

Per i lattanti con APLV severa o non responsivi alle eHF, esistono evidenze rilevanti sulle formule aminoacidiche (AAF) con simbiotici (B. breve M-16V + scFOS/lcFOS): 

  • uno studio prospettico randomizzato (Burks et al., 2015) ha dimostrato che l’AAF con simbiotici supporta un’adeguata crescita e, rispetto all’AAF standard, determina un aumento significativo dei Bifidobatteri fecali; 
  • uno studio di Candy et al. (2018) su lattanti con APLV non IgE-mediata ha mostrato che l’AAF con simbiotici bilancia il microbiota intestinale avvicinandolo, dopo 8 settimane, al profilo dei neonati allattati al seno; 
  • una metanalisi (Sorensen et al., Nutrients, 2021) ha confermato che l’AAF con simbiotico si associa a un aumento significativo dei Bifidobatteri (differenza media +31,75, 95% IC 26,04–37,45, p<0,0001) e a una riduzione di Eubacterium rectale/Clostridium coccoides (p<0,0001), simile al profilo dei lattanti allattati al seno. 
     

Sviluppo della tolleranza alle proteine del latte vaccino 

Un aspetto di grande rilevanza clinica riguarda l’impatto dei simbiotici sullo sviluppo della tolleranza. Lo studio PRESTO (Chatchatee et al., J Allergy Clin Immunol, 2022) ha esaminato 169 bambini con APLV IgE-mediata trattati con AAF con simbiotico (AAF-S) o senza: 

  • i tassi di tolleranza raggiunti con AAF-S sono stati del 49% a 12 mesi e del 62% a 24 mesi; 
  • l’aggiunta del simbiotico ha determinato una riduzione significativa degli eventi, in particolare di tipo infettivo che hanno causato ospedalizzazioni, 
  • l’AAF-S ha migliorato il microbiota intestinale con un aumento di Bifidobatteri, pur non modificando i tempi per raggiungere la tolleranza rispetto all’AAF. 
     

APLV e implicazioni cliniche per il pediatra: dall’evidenza alla pratica 

Le attuali conoscenze sul microbiota nell’APLV non si traducono ancora in strumenti diagnostici routinari, ma offrono basi biologiche solide per orientare le scelte terapeutiche nutrizionali. Robertson e Finlay (Nature Reviews Immunology, 2023)[6] ribadiscono che, sebbene le 

correlazioni tra disbiosi e patologie atopiche siano robustamente documentate, i legami meccanicistici completi sono ancora oggetto di ricerca. 

Dal punto di vista pratico, il pediatra può integrare queste conoscenze nei seguenti modi: 

  • Sostenere e promuovere l’allattamento al seno esclusivo come intervento con il più solido profilo di evidenze sul microbiota. 
  • Se il latte materno manca o non è sufficiente, in caso di APLV orientare la scelta verso formule eHF, eventualmente integrate con simbiotici (scGOS/lcFOS + B. breve M-16V) sulla base delle evidenze disponibili su microbiota, sintomi atopici e gastrointestinali. 
  • Nei casi severi o non responsivi alle eHF, considerare le AAF, eventualmente integrate con simbiotici (B. breve M-16V + scFOS/lcFOS), che mostrano evidenze di modulazione del microbiota e riduzione delle complicanze infettive. 
  • Considerare il rischio di progressione atopica a lungo termine come elemento di counselling con le famiglie, alla luce dei dati del follow-up a 12 mesi di Van der Aa et al.[11]
  • Tenere presente che la specificità del ceppo probiotico è determinante: non tutti i simbiotici sono equivalenti in termini di efficacia clinica. 
     

Il microbiota intestinale: ruolo centrale nell’APLV 

Il microbiota intestinale è oggi riconosciuto come un driver fondamentale dello sviluppo immunitario nel lattante e come elemento nell’APLV. La disbiosi precoce – con riduzione di Bifidobacteria, aumento di Enterobacteriaceae e Ruminococcus gnavus, e alterazione degli SCFA – amplifica le risposte Th2 e compromette l’induzione della tolleranza orale. Quando l’allattamento al seno non è disponibile o sufficiente, le formule estensivamente idrolizzate con simbiotici (eHF + scGOS/lcFOS + B. breve M-16V) rappresentano un’opzione terapeutica nutrizionale con evidenze cliniche rilevanti su microbiota, sintomi atopici e gastrointestinali, riduzione del ricorso a farmaci e, in prospettiva, prevenzione della progressione atopica. Per i casi severi, le AAF con simbiotici offrono dati promettenti su modulazione del microbiota e sviluppo della tolleranza. 

Le evidenze cliniche indicano che, in determinate circostanze, i simbiotici con B. breve M-16V possono essere efficaci nella gestione e nella prevenzione delle complicanze nei bambini con APLV, e che il loro principale effetto si manifesta positivamente sul microbiota intestinale. 
 

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Bibliografia

[1] Mares RC, Sasaran MO, Marginean CO. Gut Microbiota and Food Allergy: A Review of Mechanisms and Microbiota-Targeted Interventions. Nutrients. 2025;17(18):3009. doi: 10.3390/nu17183009 – https://www.mdpi.com/2072-6643/17/18/3009 

[2] Ke H, Yao H, Wei P. Advances in research on gut microbiota and allergic diseases in children. Curr Res Microbial Sci. 2025. doi: 10.1016/j.crmicr.2025.100362 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC11930230/ 

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